Date: 28/07/2016
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Survivors Of The Camps Deliver A Letter To Pope Benedict XVI (In Italian)

From The Corriere: 

"Quei silenzi hanno segnato le nostre vite"

La lettera che i sopravvissuti ai campi di sterminio hanno consegnato a Benedetto XVI in Sinagoga

MILANO - I sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, molti di loro presenti alla cerimonia nella Sinagoga di Roma, hanno consegnato al pontefice una lettera. Questo il testo.

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«La nostra presenza, in occasione della Sua visita alla Sinagoga di Roma,vuol significare la testimonianza della tragica sorte che milioni di ebrei hanno subito nei capi di sterminio. Noi sopravvissuti al tentativo di sterminio sistematico del nostro popolo da parte del nazismo, abbiamo resistito a quella che è stata la vera malvagità: la distruzione di una identità, mediante la distruzione di un intero popolo.

Ci sono storie come le nostre, ma sono storie senza voce, sono storie mute, per questo, nel ricordo di coloro che non ci sono più, che non sono tornati come noi, lasciamo alla storia le nostre testimonianze, perché quello che è stato non sia più.

Auschwitz riguarda la società nella quale viviamo, ognuno ha le sue colpe per quello che è accaduto, 6 milioni di persone sono state sterminate soltanto per essere nate ebree. Noi siamo qui, ma non siamo mai usciti da Auschwitz, noi siamo qui ma il pensiero va ogni sera a chi ad Auschwitz è rimasto senza nome e senza vita. Noi non abbiamo mai abbandonato la fiducia negli uomini, ma gli uomini non sono venuti in nostro aiuto.

Il silenzio di chi avrebbe potuto fare qualcosa ha segnato le nostre vite e quelle dei nostri figli che hanno condiviso con noi, in tutti questi anni, il nostro dolore. Abbiamo recuperato la nostra dignità che nei campi veniva derisa, calpestata, oltraggiata, rafforzando quella che è la cosa più bella che abbiamo: la nostra identità di Ebrei.

Siamo passati dal senso di destituzione dell'umanità fino al livello di oggetti sfruttati fino al limite estremo. Ma se il modo migliore di difendersi dalle memorie pesanti è quello di impedirne l'ingresso nelle menti, la nostra speranza è che il silenzio di chi non ha impedito il male assoluto sia sopraffatto dalle grida di coloro che vogliono che quello che è stato non sia più, perché il nostro ieri non sia il loro domani».

I sopravvissuti ai campi di sterminio

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